L’ansia- un’emozione per crescere

In questo articolo presenterò un focus sull’ansia. Questo perché nella società odierna si parla sempre di più di questo argomento in riferimento alla sfera personale e familiare ma anche lavorativa e collettiva. Si tratta di un termine che spesso viene usato in modo superficiale ed erroneo. Ma è corretto considerare l’ansia un’emozione? O è solo un disturbo psicopatologico del ventunesimo secolo? Quando è funzionale e quando no? Tali interrogativi sorgono spontanei di fronte alla marea di informazioni cui siamo destinatari nei social media e nel web. Procedendo con ordine, il termine l’ansia trae le sue origini dal greco “angh”, in riferimento a stati di oppressione e turbamento, sia fisici che mentali. Storicamente, è sempre esistita, ma veniva più comunemente denominata come angoscia, preoccupazione o terrore. L’ansia è un’emozione che originariamente ha avuto una funzione adattiva. Se la paura  scaturisce di fronte ad una situazione di pericolo circoscrivibile, l’ansia si manifesta quando il pericolo è potenziale o futuro, è pertanto difficile da reperire in senso concreto. Paura e ansia sono quindi due elementi concettualmente diversificabili e separabili, ma nella routine quotidiana possiamo più semplicemente dire si intrecciano così intensamente che risulta difficile discriminarle. L’ansia implica l’attivazione di uno stato di ipervigilanza, allerta e concentrazione che diede la possibilità ai nostri antenati di essere altamente recettivi qualora si verificasse un evento negativo e minaccioso. Come per le altre emozioni, anche l’ansia oggi non svolge più la sua funzione più antica. Nonostante ciò, essa funge da campanello di allarme per tutte quelle situazioni che richiedono l’ottimizzazione delle funzioni cognitive necessarie a realizzare un compito o a superare un ostacolo. L’ansia diventa disfunzionale quando si presenta in situazioni comunemente considerate non pericolose. In questo caso blocca il processo di adattamento e diventa fonte di frustrazione e malessere per chi la vive. Sappiamo che a volte è difficile stabilire in maniera netta se un’istanza è sana o patologica, perché si inserisce lungo un continuum in cui ci possono essere delle sfumature. Un criterio che ci guida in questo obiettivo è la conoscenza del disagio che la manifestazione ansiogena arreca nella vita quotidiana, se è invalidante o meno. La qualità di vita si abbassa perché il disagio interessa anche più sfere di vita. Nei criteri diagnostici dei disturbi d’ansia elencati nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V) viene ripreso questo punto e viene specificato come tale condizione per essere considerata patologica, deve manifestarsi per la maggior parte dei giorni, per almeno sei mesi. L’ansia si presta ad essere un costrutto multifattoriale sia a livello sintomatologico che eziologico. L’insieme di manifestazioni tipiche sono relative a quattro diverse aree: fisiologica, cognitiva, emotiva e comportamentale. A livello fisico l’insorgere di tensione muscolare e formicolii, tachicardia e palpitazioni, iperventilazione, ipertensione, pallore, sudorazione, tremori e nausea è rappresentativo di una condizione di iperattivazione invalidante. Questa modalità si innesca dinnanzi ad una situazione ambientale non pericolosa, ma che viene così percepita da chi la vive. Questa manifestazione una volta attivata può permanere tale anche quando cambia il contesto situazionale. Questi sintomi sono accompagnati da un retroscena cognitivo caratterizzato da confusione, offuscamento e senso di stordimento che impedisce di mettere in moto ragionamenti lucidi e attivare funzioni quali la memoria. Inoltre i pensieri si fanno distorti, producono previsioni negative e talvolta catastrofiche. La valutazione dei rischi e dei pericoli esterni è sproporzionata. Rimuginando, si arriva ad elaborare pensieri svalutanti derivanti da un’autovalutazione negativa. La valutazione cognitiva di uno stimolo, nei soggetti ansiosi, sembrerebbe includere esclusivamente elementi negativi. Questo avviene a causa di un deficit di processazione del pensiero rappresentativo iconico-visivo e verbale-proposizionale. Con la carenza di fantasia del pensiero rappresentativo si fa riferimento alla produzione di immagini mentali astratte e statiche che impediscono al soggetto di immaginare scenari alternativi a quelli temuti. Nella prospettiva del pensiero proposizionale, vengono prodotti dialoghi interiori contraddistinti da attributi ostili. Da questa spiegazione emerge come il soggetto ansioso imprigioni i propri contenuti mentali all’interno di una zona ristretta e invalicabile, dove essi sono oggetto di generalizzazione e negativizzazione. Dal punto di vista emotivo è difficile dire cosa esattamente si provi in questi momenti, sicuramente si tratta di un mix emotivo caratterizzato da paura, irritabilità, nervosismo, spavento, terrore e incertezza. Di fronte a questo stato interno, l’azione in alcuni casi è bloccata, in altri si tende ad evitare la situazione che desta disagio, ma in ogni caso ci troviamo di fronte all’incapacità di pianificare strategie comportamentali.  A mio parere, è interessante capire cosa possa rendere uno stimolo neutro, potenzialmente pericoloso. Secondo alcuni autori si tratta dell’incapacità di accettare il naturale rischio contenuto intrinsecamente in ogni situazione di vita. Questo sembra essere associato al rimugino, ovvero quella modalità di pensiero caratterizzata da pensieri ripetitivi e circolari che escludono una via d’uscita. Come se, si potesse trarre solamente danno e offesa dagli avvenimenti. In questo quadro di ambiguità e insicurezze non ci si può permettere, secondo la prospettiva del soggetto ansioso, di incappare in errori. La consapevolezza di aver mosso un passo falso può portare la persona a dichiarare fallimento, anche quando si tratta di un dettaglio travisabile. La tendenza alla perfezione è una peculiarità che diventa patologica se si colora di rigidità, autocontrollo e intransigenza. E’ il caso dell’ansia che utilizza questa modalità a scopo difensivo. Tuttavia di fronte al raggiungimento di successi concreti e di elevato standard, la persona ansiosa non si gode il momento, ma lo normalizza e lo sminuisce, pretendendo il massimo da sè stesso in ogni occasione. La strategia utilizzata per far fronte ai propri limiti interiori è rappresentata dall’attuazione del controllo sugli eventi. Essa pone il soggetto in una condizione di quiete interiore, anche se illusoria vista la notorietà del fatto che è pressochè impossibile dirigire a proprio piacimento gli accadimenti del mondo. Concludendo, ritengo che l’ansia sia un costrutto ampio e curioso. Merita di essere approfondito visto l’aumentare sempre più dei disturbi d’ansia nella società odierna. 

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