La gioia

Dopo aver trattato due emozioni che vengono percepite come negative, ora mi concentrerò sulla gioia, universalmente conosciuta e riconosciuta come l’emozione positiva per eccellenza. Anche se Vaillant  ci comunica essere una delle meno note tra le emozioni positive in letteratura. Essa è definibile come una risposta affettiva positiva che nasce di fronte alla presenza di un oggetto esterno che viene percepito e interpretato come interessante. Spesso viene confusa e sovrapposta alla felicità. E’ bene distinguere questi due concetti in quanto la felicità fa riferimento ad uno stato di benessere psicofisico generalizzato ed ampio, comprendente molteplici settori di vita. La gioia invece è uno stato transiente, momentaneo e prevede un focus specifico. Pertanto la gioia potrebbe essere considerata come una breve fruizione di felicità. Ciò detto, il destinatario dell’emozione della gioia non è universalmente riconosciuto come “bene” o “buono”, ma è perlopiù ritenuto tale in modo soggettivo. Pertanto si può provare gioia per oggetti cattivi, provarla in modo egocentrico o caotico. Oppure si può godere delle sofferenze e fallimenti altrui, visto il contesto sociale in cui siamo immersi che spinge alla competizione. Questo per dire come, anche se la gioia è considerata un’emozione positiva, anch’essa può deviare verso direzioni patologiche. Si prova gioia in modo funzionale quando si è fieri del proprio percorso di vita, se la progettualità personale e lavorativa è fonte di soddisfazioni, ma soprattutto se il risultato arriva in maniera inaspettata e superiore alle aspettative. Quando siamo parte di esperienze coerenti con la nostra identità, le apprezziamo e le gratifichiamo, ne attribuiamo significato è allora che siamo intrisi di gioia. Ciò significa che essa per emergere non richiede l’impiego di un alto tasso di energia, anzi fluisce spontaneamente in situazioni dove ci sentiamo a nostro agio. Altresì Secondo Kreibig (2014) la gioia incrementa la motivazione necessaria ad affrontare gli ostacoli di vita. La letteratura ci dice infatti come essa ci predisponga in uno stato di prontezza all’azione fine a sé stesso. Come tutte le emozioni, anche la gioia prevede che ci sia una modificazione psicofisiologica ad essa correlata. La percezione visiva cambia, facendo percepire i colori in modo più vivido e luminoso. Inibisce il circuito simpatico, fornendo una sensazione di calma e sostenendo la resilienza psichica e fisica. Con resilienza s’intende la capacità di fronteggiare situazioni stressanti e traumatiche con modalità funzionali. La gioia in tal senso, infondendo fiducia in sé stessi favorirebbe tale atteggiamento. A livello neurobiologico è correlata all’aumento della liberazione di dopamina, neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa. Inoltre il comportamento motorio appare libero da limitazioni ma avviene con fluidità e libertà come nel gioco. A livello fisico la gioia predispone al contatto tramite abbraccio, battiti di mani, canto e ballo ed è riconoscibile attraverso l’espressione del riso e del sorriso. Un sorriso autentico solitamente è riconoscibile dalla contrazione del muscolo che si trova sotto la palpebra oculare, che fa apparire delle piccole rughe. In un certo qual modo implica una celebrazione condivisa. Anche il frangente cognitivo ne è coinvolto ed implica l’ampliarsi dei pensieri e del campo percettivo dell’attenzione. In questo stato di modellamento e apprendimento, è favorita la creatività e il nascere di nuovi modelli di pensiero, di comportamento e sociali. Un altro elemento distintivo della gioia è la sensazione di atemporalità, inteso come un’accelerazione della sequenza temporale oppure come la percezione di eternità. Le conseguenze positive della gioia perdurano nel tempo e non si limitano a manifestarsi solamente negli attimi successivi alla sua fruizione. Inoltre, essa rientra tre le emozioni difficili da controllare ma che sgorgano in uno stato di totale autenticità. L’intensità con cui si sperimenta la gioia è variabile: spinge verso il conseguimento di un obiettivo se è eccitata; se è serena invece, diventa espressione di una condizione di equilibrio interno. Quando si rivela in modo estremo, il nostro organismo si mobilita per ripristinare l’omeostasi. Versare lacrime dalla gioia potrebbe essere considerata una strategia per rientrare in una condizione di equilibrio. Da alcuni studi è emerso infatti che coloro che si trovano testimoni di a tale reazione, cercano di mitigarla piuttosto che imitarla, nel tentativo di ridurre l’eccesso di gioia. La gioia eccessiva è considerata dannosa perché potrebbe portare conseguentemente a vivere periodi di umore basso. Si tratta di un passaggio repentino e doloroso dall’estasi alla depressione. In qualunque accezione essa si esprima, si diffonde rapidamente tra gli individui di uno stesso gruppo, è contagiosa e ci fa sentire connessi agli altri quando per esempio avviene la condivisione di esperienze gioiose. Secondo alcuni studi supporta positivamente lo stato di salute psicofisica e la longevità.

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